Antonio Dinelli: Biografia e recensioni

Nato a Livorno il 28 ottobre 1982, all’età di 14 anni intraprende gli studi artistici presso l'Istituto d'arte Franco Russoli di Pisa, seguendo in particolare la sezione di pittura.

Dopo avere completato gli studi giovanili, con ottimi risultati, si iscrive alla prestigiosa Accademia di Belle Arti di Firenze alla giovane età di 19 anni.

Per quattro anni si dedica alla pittura, sperimentando anche varie tecniche che vanno dalla tempera grassa a quella magra, dall'incisione alle chine.

Segue particolari corsi apprendendo le tecniche antiche dell'affresco, anche se il vero amore, si rivolge con grande successo verso la pittura ad olio.

Nel luglio 2005 si laurea con il massimo dei voti, concludendo il ciclo di studi accademici, ed inizia il percorso di vita, nel panorama artistico.

Durante gli studi a Firenze, ama partecipare a varie esposizioni:
- 10° Premio città di Pisa - 2003)
- Premio Rotonda 2003 - 51° edizione ( vince la medaglia d'oro)
- vincitore a Venturina della seconda Biennale di arte sacra (2003).

Nel 2004 la Galleria Vialarga di Firenze lo invita ad una esposizione collettiva, dove riscuote importanti consensi dalla critica e dal pubblico.

Dopo la laurea, cominciano a pervenirgli inviti da vari organizzatori, per partecipare a mostre personali e collettive.
La Galleria d'Arte Gruppo Donatello di Firenze lo inserisce tra i partecipanti alla collettiva di incisioni.

Nel settembre 2005 approda negli Stati Uniti d'America con una suggestiva personale a l'Imperial Beach di San Diego (California).

L'anno seguente espone in una collettiva alla Obernier Gallery la Jolla sempre a San Diego ed allestisce una personale alla Sunset Cliffs Blv.

Il 2007 è un anno di soddisfazioni ulteriori e di grande presenza, in varie collettive e personali, tra le quali:
Palazzo Pretorio a Certaldo,
Imperial Beach di San Diego (U.S.A),
Teatro Cral Agiplas,
Hotel San Martino Riparbella (personale organizzata dal calciatore livornese Igor Protti).

Vince inoltre, il Premio Italia 2007.

Nel 2008 torna negli U.S.A, a San Diego per esporre in una collettiva al Museo Living artis, mentre la sua presenza italiana è nella collettiva a Palazzo dell'Orologio in Sovana, e con la personale alla Galleria d'arte Mosè di Rovigo.

La Galleria d'Arte L'Arcadia, diretta da Pierluigi Ferretti, che da due anni gestisce l'immagine commerciale di Antonio Dinelli presenta al pubblico le "Atmosfere" dell'artista.
Splendide suggestioni eseguite dal vero, lungo la costa livornese o nell'entroterra pisano, entrate a far parte della produzione recente di questo validissimo prosecutore della tradizione labronica.

Alcune recensioni e commenti

Antonio, ama dipingere all'aria aperta per cogliere le sottili sfumature che la luce genera su ogni particolare, cogliendo così la vera essenza delle cose.
Questa tecnica, già utilizzata dai "Macchiaioli" e successivamente perfezionata da artisti di valore come Cesanne, Renoir e Monet, divenne fondamentale grazie alla scuola di Barbizon.
L'artista livornese, come gli impressionisti francesi, dipingendo a contatto con il vero, riceve con immediatezza, l'impressione in tutte le infinite sfumature della luce, del colore, dei movimenti e degli spazi.
Il susseguirsi delle stagioni, delle ore, diventano quindi per Antonio, motivo d'ispirazione, e se è vero che tutto ciò che noi vediamo è luce e colore, per lui tutto questo si trasforma... in arte vera.
(Mauro Barbieri - Direttore Editoriale rivista "Arte a Livorno...e oltre confine").

"...A quel punto mi sono convinto che il segreto di Dinelli stia proprio in quell’enigmatica sospensione che sembra avvolgere il suo mondo appena scoperto, e mi chiedo se lui ne sia del tutto cosciente. Ma è una domanda inutile, come quella che fecero duemilacinquecento anni fa a un filosofo ateniese per sapere che cosa fosse la bellezza, e lui rispose che era una domanda da ciechi.

Allora sono andato a trovare Dinelli nel suo minuscolo studio dove è stato finora isolato come in un nido e l’ho trovato candidamente avvolto da cose belle, altre molto meno, parecchie eccellenti; tutte insieme, tutte recenti, come se lui non avesse ancora avuto il tempo di guardarle per capire quali seguire, sopraffatto com’è dall’improvvisa scoperta del pianeta dove finora non s’era nemmeno affacciato, forse per la paura di cadere nella trappola della “Pinetina della Rotonda”, della “Veduta della Vecchia Venezia”.

Apparentemente questo rischio c’è, i soggetti che ora mette sulle tele sono pieni di insidie come il canto delle sirene, ma Dinelli non perderà la rotta perché non propone paesaggini carini o fiorellini salottieri, lui dipinge scogli che paiono scolpiti a martellate, barche rovesciate da lontani naufragi e mari pietrificati, più adatti a velieri fantasma che a bagnanti d’agosto.

La giovane età dell’artista consiglierebbe al critico una certa prudenza, ma io non faccio il critico di professione e finora ho navigato su mari diversi; quindi non ho difficoltà a dire che nei dipinti di Dinelli mi sembra d’avvertire echi metafisici e silenzi pieni di promesse. Allora perché non sperare che lui si lasci decisamente rapire da tanto mistero?
(Viviano Domenici - giornalista)